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Lingua italiana

Italiano
Parlato in  Italia
 San Marino
 Città del Vaticano
 Svizzera (Cantoni Ticino e Grigioni)
 Slovenia (Litorale)
 Croazia (Istria, Fiume, Dalmazia)
 Malta
 Monaco
 Francia[1][2]
 Libia
 Eritrea
 Somalia
 Brasile (Regione Sudest del Brasile, Regione Sud del Brasile) (Santa Teresa e Vila Velha)
 Argentina
 Costa Rica
 Stati Uniti
 Messico
 Australia
 Canada
 Venezuela
 Uruguay
 Montenegro
 Albania
Locutori
Totale 64 milioni come madrelingua, 85 milioni parlanti totali[3]
Classifica 21[4]
Altre informazioni
Scrittura Alfabeto latino
Tipo SVO flessiva - accusativa (ordine semilibero)
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Romanze occidentali
     Lingue italo-dalmate
      Italiano
Statuto ufficiale
Ufficiale in Unione europea

 Italia
 Svizzera
 San Marino
 Città del Vaticano
 Slovenia
 Croazia
 Eritrea

Codici di classificazione
ISO 639-1 it
ISO 639-2 ita
ISO 639-3 ita (EN)
Glottolog ital1282 (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Distribuzione geografica dell'italiano

L'italiano ([itaˈljaːno][5] ) è una lingua romanza basata sul dialetto toscano, principalmente quello fiorentino, letterario usato nel Trecento.[6]

È classificato al 21º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 57-58 milioni di abitanti su un totale di 60-61 milioni (2012),[7] spesso insieme alle proprie varianti regionali, alle lingue regionali e ai dialetti. È la lingua materna del 95% della popolazione residente in Italia (secondo le statistiche della Commissione europea[8]) e la lingua di tutti gli scambi della vita quotidiana, della quasi totalità dei mezzi di comunicazione nazionali, dell'editoria e dell'amministrazione pubblica dello Stato italiano.

È una tra le ventiquattro lingue ufficiali dell'Unione europea ed è lingua ufficiale dell'Italia,[9] di San Marino,[10] della Svizzera,[11] della Città del Vaticano e del Sovrano Militare Ordine di Malta. È inoltre ufficiale, a livello regionale o comunale, in alcune aree di Croazia e Slovenia.

È inoltre diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è la quarta lingua più studiata al mondo.[12]

Indice

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della lingua italiana.
Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana

L'italiano è una lingua neolatina, cioè derivata dal latino volgare parlato in Italia nell'antichità romana e profondamente trasformatosi nel corso dei secoli.[senza fonte]

Dal latino volgare ai volgari italiani

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latino volgare.

Già in epoca classica esisteva un uso “volgare” del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia.[13]

Esisteva poi un latino “letterario”, quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.[13]

A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l'incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo e Agostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, introducendo così, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali.[14]

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste a una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.[14]

Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.[senza fonte]

Il primo documento di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o “Placito capuano”), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: « Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. » (So [dichiaro] che quelle terre nei confini qui contenuti (qui riportati) per trent'anni sono state possedute dall'ordine benedettino). È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko (“che”) e il dimostrativo kelle (“quelle”), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.[senza fonte]

Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).[senza fonte]

Dal volgare toscano all'italiano

Illustrazione di inizio secolo XX celebrante la lingua del sì con l'immagine di Dante e la sua famosa frase sovrapposta al tricolore
« ... del bel paese là dove 'l sì suona »
(Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, v. 80)

L'assetto dell'italiano discende in sostanza da quello del volgare toscano trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali.[15] Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi discriminanti individuati da Arrigo Castellani[16]:

  • i “dittonghi spontanei” ie e uo (in realtà epentesi di /j, w/: piede e nuovo con /jɛ , wɔ/, invece di pede e novo);
  • l'anafonesi (tinca invece di tenca);
  • la chiusura di e pretonica (di- invece di de-);
  • l'esito del nesso latino -RI- in /j/ invece che in r (febbraio invece di febbraro),
  • il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro).

Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini, a cominciare da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525), e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda metà del Cinquecento: nelle parole di Bruno Migliorini, «Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole».[17] A partire da questo periodo le espressioni toscano e italiano sono state utilizzate come sinonimi.[18]

Dal Risorgimento a oggi

L'italiano è rimasto per lungo tempo soprattutto la lingua scritta della parte più istruita della popolazione italiana che aveva "normalizzato" o "normato" il volgare con l'uso soprattutto letterario e ufficiale, mentre per l'uso quotidiano erano largamente usate solo lingue regionali.[senza fonte]

Nelle ricostruzioni dei linguisti, fino alla seconda metà dell'Ottocento solo fasce molto ridotte della popolazione italiana erano in grado di esprimersi in italiano. Nel 1861, secondo la stima di Tullio De Mauro[19], era in grado di parlare in italiano solo il 2,5% della popolazione italiana. Secondo la stima di Arrigo Castellani alla stessa data la percentuale era invece del 10%[20].

Il dibattito risorgimentale sull'esigenza di adottare una lingua comune per l'Italia, che proprio allora stava nascendo come nazione, vide il coinvolgimento di varie personalità come Carlo Cattaneo, Alessandro Manzoni, Niccolò Tommaseo, Francesco De Sanctis.[21]

Si deve in particolare al Manzoni l'aver elevato il fiorentino a modello nazionale linguistico, con la pubblicazione nel 1842 de I promessi sposi, che sarebbe diventato il testo di riferimento della nuova prosa italiana.[21] La sua decisione di donare una lingua comune alla nuova patria, da lui riassunta nel celebre proposito di «sciacquare i panni in Arno»,[22] fu il principale contributo di Manzoni alla causa del Risorgimento.[23]

Fra le sue proposte in seno al dibattito sull'unificazione politica e sociale dell'Italia, egli sosteneva inoltre che il vocabolario fosse lo strumento più idoneo per rendere accessibile a tutti il fiorentino a livello nazionale.[24]

« Uno poi de’ mezzi più efficaci e d’un effetto più generale, particolarmente nelle nostre circostanze, per propagare una lingua, è, come tutti sanno, un vocabolario. E, secondo i princìpi e i fatti qui esposti, il vocabolario a proposito per l’Italia non potrebbe esser altro che quello del linguaggio fiorentino vivente. »
(Alessandro Manzoni, Dell'unità della lingua e dei mezzi di diffonderla, 1868)

In seguito, fattori storici quali l'unificazione politica, la mobilitazione e il mescolamento degli uomini nelle truppe durante la prima guerra mondiale, la diffusione delle trasmissioni radiofoniche hanno contribuito a una diffusione graduale dell'italiano. Nella seconda metà del Novecento in particolare, la diffusione della lingua è stata accelerata anche grazie al contributo della televisione e alle migrazioni interne dal Sud al Nord.[senza fonte]

Caratteristiche

Sistema di scrittura

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto italiano e Ortografia italiana.

La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e j erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre “vocali chiuse”) e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola “geni” può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: “genio”) sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: “gene”). Scritta “genî” non può che riferirsi al primo significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora “ultimali”), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

Fonologia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fonologia dell'italiano.

Consonanti

Bilabiali Labiodentali Alveolari Postalveolare Palatali Velari Labiovelari
Nasali m (ɱ)[25] n ɲ (ŋ)[26]
Occlusive p b t d (c ɟ)[27] k ɡ
Affricate ʦ ʣ ʧ ʤ
Fricative f v s z ʃ (ʒ)[28]
Approssimanti j w
Vibranti r
Monovibranti (ɾ)[29]
Laterali l ʎ

Vocali

Anteriore Centrale Posteriore
Alte i u
Medio-alte e o
Medio-basse ɛ ɔ
Basse a

Lessico

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lessico dell'italiano.

Il lessico della lingua italiana è descritto da numerosi dizionari, impostati secondo criteri moderni, che includono circa 160.000 parole di uso consolidato. Alcuni dizionari includono fino a 800.000 lemmi (Vocabolario Treccani); d'altro canto, secondo gli studi di Tullio De Mauro, la lingua di comunicazione quotidiana è fondata su una base di circa 7.000 parole. Il Corpus lip (Lista Italiano Parlato) contiene un elenco delle parole che sono comunemente utilizzate nella comunicazione verbale.

La lunghezza media delle parole di un testo in italiano è di circa 5,4 lettere.[senza fonte]

Nel corso dei secoli, il lessico dell'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture.

Prestiti da lingue prelatine

Alcune parole dell'italiano derivano da lingue parlate in Italia prima dell'avvento del latino. Hanno questa origine, per esempio, persona (proveniente dall'etrusco) e bufalo (proveniente dall'osco-umbro). Attraverso la mediazione del latino, queste parole sono entrate nell'italiano e in altre lingue e dialetti d'Italia.

Latinismi

Il lessico italiano deriva in massima parte dal latino volgare. Il lessico con questa origine non è quindi considerato prestito; in alcuni casi, però, parole modellate su parole del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari italiani prima e nell'italiano poi, fino all'età contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di parole con la stessa origine ma significato diverso. Dal latino “vitium” hanno origine per esempio sia la parola vezzo, per tradizione ininterrotta, sia la parola vizio, reintrodotta sulla base dell'uso latino classico. O ancora, dal latino “causa” hanno avuto origine sia “cosa” per tradizione ininterrotta che l'omografa “causa”, prestito derivante dal latino letterario. Altri latinismi sono stati reintrodotti anche attraverso la mediazione di altre lingue: per esempio le parole sponsor e media, venute dall'inglese, e la parola fazzoletto, che deriva dal latino fascia attraverso il diminutivo greco medievale faskiolon (φάσκιολον).

Grecismi

Dal greco sono entrati in italiano molti termini tecnici scientifici (come aritmia, pneumologia, nosocomio), politici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia), con alcune altre parole (zio, tapino).

Ebraismi

Dall'ebraico derivano parole entrate nell'ambito cristiano come satana, osanna, alleluia, pasqua, giubileo o altre come sabato, manna, cabala, sacco.

Arabismi

Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (spinaci, carrubo), animali o caratteristiche d'essi (cammello, fennec, ubara, ubèro), alimentari (sciroppo, sorbetto, zucchero, caffè, albicocca, zibibbo), suppellettili (materasso, zerbino), o prodotti (coffa, ghirba, probabilmente valigia), termini commerciali, amministrativi e giuridici (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, fattura, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio, alfiere, harem, assassino), ludici (azzardo), scientifici (alchimia, alambicco, elisir, calibro, zenit, nadir, azimut), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero), altri aggettivi o sostantivi (meschino, tarsia, risma, intarsiato, assassino) e, più recentemente, termini come intifada, burqa o kefiah.

Persiano

Dal persiano derivano parole come arancia, limone, asparago, candito, scacchi (da cui anche il matto di scacco matto), mago, scià, satrapo, divano, pasdaran.

Sanscrito

Negli ultimi decenni sono diventate d'uso comune alcune parole provenienti dal sanscrito. Fra le più usate: guru, maharaja, karma, mahatma, mantra, pandit.

Francesismi

Dal francese medievale o dal provenzale provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il Medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella, ragù).
In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.
Nell'Ottocento entrano ancora parole come: ristorante, casseruola, maionese, menù, paté, рuré, crêpe, omelette, croissant (cucina); boutique, décolleté, plissé, griffe, prêt-à-porter, fuseaux (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis.
Il termine informatica entra rapidamente dopo la nascita del neologismo informatique nel 1962.

Germanismi

Numerosissimi sono in italiano i termini di uso comune che hanno un'origine germanica, soprattutto longobarda o franca, in minor misura gotica. Per esempio: aia, albergo, banca, banda, elmo, garantire, gramo, grinfia, guardare, guardia, guarnire, guercio, guerra, guidare, guitto, guizzo, lanca, landa, lenza, risparmio, sapone, sgraffignare, spola, stambecco, stamberga, schiena, snello, stanga, trincare, vanga, zanna. Alcuni prestiti sono scandinavi, come renna e sci.

Anglicismi

I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del Novecento, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo.

Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; alcuni sono prestiti di necessità, ovvero non sempre traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, partner, puzzle, scout, punk, rock; altri, pur avendo corrispondente in italiano, sono entrati nell'uso comune anche come sinonimi: sono quelli propri del lessico finanziario come budget (bilancio, esso stesso un prestito dal francese), marketing (commercializzazione; mercatistica), meeting (riunione), business (affari); altri ancora del lessico informatico come chat, chattare, computer, formattare, hardware, software, mouse, blog (da web-log); altri, infine, sono del lessico sportivo come goal (rete; punto), corner (calcio d'angolo), cross (traversone), assist (rifinitura), baseball (palla a base), basket (contrazione derivata da basketball, ovvero pallacanestro).

Iberismi

Tramite lo spagnolo, prima e durante l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano termini esotici quali amaca, ananas, brio, cacao, cioccolata (originariamente nahuatl), condor (originariamente quechua), creanza, etichetta, guerriglia, lama (originariamente quechua), lazzarone, mais (originariamente taino), parata, patata (originariamente quechua), nonché parole queste sì castigliane quale posata, puntiglio, sfarzo, sussiego, zaino.

Dal portoghese derivano parole come banana, cocco, mandarino (originariamente cinese), pagoda (originariamente cinese).

Tra questi, molti hanno origine dai nuovi referenti legati alla scoperta dell'America.

Fra le lingue iberiche minoritarie che ebbero una certa influenza sull'italiano, va senz'altro menzionato il catalano, parlato, insieme all'italiano o alle lingue e dialetti locali, in alcune corti medievali: fra il XIII e il XV secolo in Sicilia e, nel corso del XV secolo, a Napoli e in Sardegna nella città di Alghero.

Grammatica

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica italiana.

La morfosintassi dell'italiano è conforme al modello delle altre lingue italo-occidentali in generale, possedendo un ricco sistema verbale e configurandosi come lingua SVO. I nomi non possiedono distinzioni di caso. Ci sono due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). I nomi, gli aggettivi e gli articoli si flettono e si accordano per entrambe le categorie. Il verbo è coniugato per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio e gerundio), tempo (presente, imperfetto, passato remoto, futuro, passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore, trapassato remoto), diatesi (attiva, passiva e riflessiva), persona e numero (anche genere nel participio passato); spesso i pronomi soggetto sono omessi, come di consueto anche in altre lingue italo-occidentali, poiché sono espressi dalla coniugazione verbale.

Uso in Italia nell'età contemporanea

L'italiano è usato da un'ampia maggioranza della popolazione italiana. Inoltre, la lingua è usata da diverse fasce della popolazione in tutte le situazioni comunicative, sia informali (conversazione in famiglia o tra amici) sia formali (discorsi pubblici, atti ufficiali).

Nelle situazioni comunicative informali (e occasionalmente in quelle formali) l'uso dell'italiano si alterna in alcune aree geografiche e in diverse fasce della popolazione con l'uso di un dialetto, di una lingua regionale o di una lingua di minoranza.

Percentuali di parlanti in Italia

Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 su un campione di 24.000 famiglie residenti in Italia (corrispondenti a circa 54.000 individui), nella conversazione con estranei il 72,8% dei residenti dichiara di parlare “solo o prevalentemente italiano” mentre il 19% dichiara di parlare “sia italiano che dialetto”. Parla invece “solo o prevalentemente dialetto” il 5,4% dei residenti, e “un'altra lingua” l'1,5% (la somma delle quattro voci porta al 98,7%). Almeno il 91,8% dei residenti (somma delle percentuali relative alle prime due scelte) dichiara quindi di essere in grado di parlare italiano[30]. Commentando i dati della stessa indagine, Gaetano Berruto riassume la situazione dicendo che all'inizio del XXI secolo in Italia esiste “una piccola minoranza (di entità difficile da quantificare, forse attorno al 5%, e da cercare prevalentemente fra coloro che sono privi di qualunque titolo di studio), soprattutto nelle generazioni più vecchie e in Italia meridionale, di persone che parlano solo dialetto”[31].

Secondo i dati del Ministero dell'Interno il 95% degli italiani ha come lingua madre l'italiano mentre il 5% rimanente compone le minoranze linguistiche d'Italia (si pensi ad esempio alla popolazione germanofona del Alto Adige).

Stime del numero totale di italofoni

Esistono stime assai discordanti sul numero degli italofoni, definizione che include tutti i locutori di lingua italiana nel mondo, come lingua madre o lingua seconda.

La ONG evangelica Summer Institute of Linguistics, dedita allo studio delle lingue per la diffusione della Bibbia e autrice della pubblicazione Ethnologue, stima che esistano circa 61 milioni di italofoni nel mondo, dei quali 55 milioni in Italia[32].

L'Eurobarometro, sondaggio statistico periodico condotto dalla Commissione europea, stima invece che l'italiano sia parlato come lingua madre dal 13% dei cittadini dell'Unione (al secondo posto insieme all'inglese e dopo il tedesco), a cui si aggiunge un 3% in grado di parlarlo come seconda lingua, per un totale di 72 milioni di persone nella sola Unione europea. Rilevato nel 2006, il risultato è stato confermato dal rapporto del 2012[33][34].

Uso in situazioni informali

La diffusione dell'italiano nella comunicazione informale è avvenuta soprattutto nella seconda metà del Novecento, e l'uso effettivo è quindi strettamente collegato all'età dei parlanti.

Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 le persone che parlavano “solo o prevalentemente italiano” sono per esempio state stimate al 72,8 % con gli estranei e al 45,5 % in famiglia, con questa distribuzione nelle fasce d'età estreme[35]:

  • da 6 a 10 anni: 68,2%
  • da 11 a 14 anni: 62,4%
  • da 65 a 74 anni: 31,9%
  • 75 e più: 28,2%

Uso nei mezzi di comunicazione di massa

L'uso dell'italiano è generalizzato nei mezzi di comunicazione di massa diffusi in Italia (giornali, radio, cinema, televisione). In Italia i film stranieri sono di regola presentati con un doppiaggio in lingua italiana e le trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua diversa dall'italiano sono molto rare.

Varietà di italiano

L'italiano non è una lingua del tutto uniforme. Il linguista Gaetano Berruto ha distinto per esempio nove varietà di italiano[36]:

  1. italiano normalizzato letterario: questa è la lingua normalizzata (spesso detta standard), descritta dai manuali di grammatica, quella lingua che quindi può considerarsi come un italiano "ideale". È proprio di chi ha studiato dizione, dei relatori e degli attori.
  2. italiano neo-standard (= italiano regionale colto medio): è, come dice la parola stessa, il nuovo standard, ovvero quell'italiano odierno che accoglie forme grammaticali più vicine al parlato.
  3. italiano parlato colloquiale
  4. italiano regionale popolare
  5. italiano informale trascurato
  6. italiano gergale
  7. italiano formale aulico
  8. italiano tecnico-scientifico
  9. italiano burocratico

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

L'italiano è lingua ufficiale in Italia, a San Marino, in Città del Vaticano (la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede è il latino), in Svizzera (insieme a tedesco, francese e romancio), in quattro comuni della Slovenia e nella Regione istriana (Croazia). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta[37].

Fu lingua ufficiale in Somalia fino al 1963, a Fiume, Zara e nel Dodecaneso fino al 1947, in Libia fino al 1945, in Etiopia ed Eritrea fino al 1943, a Malta fino al 1934, in Dalmazia fino al 1920, a Monaco fino al 1919, a Nizza fino al 1870, nelle Isole Ionie fino al 1864, in Corsica fino al 1859. L'italiano è inoltre una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

Italia

La Costituzione della repubblica italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Inoltre la legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” stabilisce all'art. 1 che “la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano”. Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in « L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali »: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.

Svizzera

Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera (2000).

La lingua italiana in Svizzera è una delle quattro lingue ufficiali insieme al tedesco, al francese e al romancio. Secondo i dati del censimento dell'anno 2013, l'italiano è la lingua principale di oltre 600.000 persone residenti nella Confederazione (pari all'8,3 % della popolazione), di cui 307.268 residenti nel Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere unica lingua ufficiale, è considerato la lingua principale dall'87,7% della popolazione. Già la prima Costituzione moderna (quella che nel 1848 fa della Svizzera uno Stato federale), assegna all'italiano lo statuto di lingua nazionale. L'articolo 4 della costituzione federale recita appunto: Le lingue nazionali sono il tedesco, il francese, l'italiano e il romancio.

Il territorio di lingua italiana (la cosiddetta Svizzera italiana) è costituito dal Canton Ticino e dalle quattro valli italofone del Cantone trilingue dei Grigioni (da Est a Ovest, si tratta delle valli Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina e Calanca; le altre lingue di questo Cantone nel Sud-Est della Svizzera sono il tedesco e il romancio). L'italiano è considerato lingua principale dal 12,0 % della popolazione nel Canton Grigioni. L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina. L'unico ex comune svizzero sul versante settentrionale delle Alpi di lingua italiana, Bivio, sta invece subendo un processo di germanizzazione. In questo comune la lingua italiana è ora parlata da poco meno del 30% degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).

Essendo lingua minoritaria, l'italiano in Svizzera gode di protezione e sussidi da parte di Confederazione e cantoni. L'articolo 70 della costituzione federale riguarda la politica linguistica svizzera, parte di esso recita: Le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco, il francese e l'italiano... La Confederazione sostiene i provvedimenti dei Cantoni dei Grigioni e del Ticino volti a conservare e promuovere le lingue romancia e italiana. Il censimento del 2013 ha tracciato una mappa svizzera delle diffusione delle lingue in Svizzera[38][39]. I risultati sono riportati di seguito:

Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come
Ticino 307.268 87,7 1ª lingua Zugo 5.284 4,4 2ª lingua
Grigioni 23.506 12,0 3ª lingua San Gallo 17.850 3,6 2ª lingua
Basilea Città 10.827 5,7 2ª lingua Vallese 12.607 3,8 3ª lingua
Glarona 2.706 6,8 2ª lingua Berna 29.273 2,9 3ª lingua
Zurigo 83.719 5,8 2ª lingua Lucerna 11.443 2,9 2ª lingua
Ginevra 34.260 7,1 2ª lingua Svitto 4.277 2,8 3ª lingua
Basilea Campagna 16.155 5,7 2ª lingua Giura 2.100 2,9 3ª lingua
Argovia 33.554 5,2 2ª lingua Appenzello Esterno 905 1,7 3ª lingua
Neuchâtel 10.994 6,2 2ª lingua Nidvaldo 533 1,4 2ª lingua
Soletta 11.603 4,4 2ª lingua Uri 462 1,3 3ª lingua
Vaud 40.356 5,3 3ª lingua Friburgo 7584 2,5 3ª lingua
Turgovia 10.285 3,9 2ª lingua Obvaldo 329 1,0 4ª lingua
Sciaffusa 1.897 2,6 2ª lingua Appenzello Interno 134 0,9 4ª lingua

Slovenia

In Slovenia l'italiano è lingua ufficiale (con lo sloveno) nei quattro comuni costieri di Ancarano, Capodistria, Isola d'Istria e Pirano.
L'articolo 64 della Costituzione slovena riconosce diritti particolari alla comunità nazionale autoctona italiana. In particolare, gli italofoni autoctoni sloveni hanno diritto[40][41]:

« ...di istituire organizzazioni, di sviluppare attività economiche, culturali e di ricerca scientifica, nonché attività nel settore della pubblica informazione e dell'editoria.
...all'educazione e all'istruzione nella propria lingua nonché alla formazione e allo sviluppo di tale educazione e istruzione nella propria lingua.
...di coltivare i rapporti con la propria nazione madre e con i rispettivi Stati »
(Costituzione della repubblica Slovena, Articolo 64)

Tali diritti sono garantiti costituzionalmente dallo stato sloveno, materialmente e moralmente[41].
Alla comunità nazionale autoctona si aggiungono poi i cittadini italiani residenti in Slovenia: l'unione di queste due componenti costituisce il gruppo etnico degli sloveni italiani. In particolare riferimento al sistema educativo e scolastico è da notare come, in seguito alle leggi del 1996 sulle istituzioni prescolari, sulle scuole elementari e sulle scuole superiori, nelle scuole di madrelingua slovena operanti sul territorio dei comuni bilingui, l'italiano sia insegnata come lingua obbligatoria[42], così come lo sloveno è insegnamento obbligatorio nelle scuole di madrelingua italiana.

Croazia

Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).

Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è lingua ufficiale a livello regionale insieme al croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento ufficiale del 2001), e a livello comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica, Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano, Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Torre-Abrega, Umago, Valle d'Istria, Verteneglio, Visignano, Visinada.

Secondo Ethnologue e Dieta Istriana, i parlanti italiano in Istria sarebbero almeno il 25%, e pure gran parte della popolazione croata della costa lo conoscerebbe. Anche nella città di Fiume l'italiano è compreso e parlato mentre a Zara e nel resto della Dalmazia croata molti sono coloro che lo comprendono.

San Marino

Nella Repubblica di San Marino è lingua nazionale dello Stato.

Ordine di Malta

L'italiano è la lingua ufficiale. Come tale, è usato nelle occasioni formali e solitamente negli eventi internazionali o dove gli italiani siano in maggioranza. Nelle occasioni soprattutto informali che avvengono in ambiti nazionali, i partecipanti usano la loro lingua nazionale (in Francia il francese e così via). In generale, le lingue più usate sono l'inglese, l'italiano, il francese, il tedesco e lo spagnolo, per esempio il sito internazionale è in queste lingue, elencate in questo ordine[43].

I Paesi in dettaglio

Paese[44][45] Abitanti (anno) Cittadini italofoni madrelingua (%) Diffuso come Note
 Città del Vaticano 829 (2010) 100 % 1ª lingua Co-ufficiale assieme al latino, lingua ufficiale della Santa Sede.
 Croazia 4.290.612 (2011) 0,44% 4ª lingua Coufficiale e parificato al croato nella regione istriana[46].
 Italia 60.100.000 (2011) 100 % 1ª lingua
 San Marino 32.448 (2013) 100 % 1ª lingua
 Slovenia 2.029.680 (2012) 0,11% 4ª lingua Lingua co-ufficiale e parificata allo sloveno nei comuni di Ancarano, Capodistria, Isola d'Istria e Pirano, nella regione del Litorale, che include anche la parte slovena dell'Istria.
 Svizzera[47] 7.944.566 (2013) 8,1 % 3ª lingua Lingua ufficiale e nazionale in tutta la federazione svizzera. Unica lingua ufficiale in Canton Ticino e co-ufficiale assieme al tedesco e al romancio nel Canton Grigioni.
 Eritrea 6.527.628 0,2%

Lingua co-ufficiale.

Diffusione nei Paesi in cui non è lingua ufficiale

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Italofonia.

Le stime della Società di Linguistica Internazionale valutano che al mondo esistano circa 61,7 milioni di persone in grado di parlare italiano: 55 milioni di questi sono residenti in Italia e 6,7 sono residenti all'estero.[48] Stime simili hanno un certo grado di arbitrarietà per quanto riguarda la definizione (più o meno rigorosa) del “parlare italiano”.

In alcuni Paesi l'italiano è lingua ufficiale, in altri ha un uso relativamente diffuso, anche se privo di riconoscimento giuridico. È inoltre fra le cinque lingue più studiate al mondo (come lingua non madre).[49]

Secondo Ethnologue, la lingua italiana è la 19ª lingua parlata come prima lingua per dimensione: essa è parlata in complessivamente 34 Paesi da 61,7 milioni di persone.[50]

I Paesi in cui l'italiano è più parlato, in rapporto alla popolazione, sono Malta (84%) e Albania (73%)[51]: in termini assoluti i Paesi in cui l'italiano è più parlato sono Albania (1 600 000 abitanti) e Argentina (1 500 000 abitanti, ma stime non ufficiali indicano addirittura più di 5 000 000 di italofoni). Seguono Canada, Francia e USA, con 1 000 000 di italofoni ciascuno.

L'italiano come lingua ufficiale:[52]
L'italiano come lingua amministrativa, turistica e/o insegnata obbligatoriamente nelle scuole
  •  Albania (lingua straniera conosciuta dal 73% della popolazione e dal 2002 insegnata nelle scuole come prima lingua straniera obbligatoria[senza fonte])
  •  Brasile (ufficiale a livello regionale ed etnico a Santa Teresa e Vila Velha, e come tale insegnato obbligatoriamente nelle scuole. Nel Rio Grande do Sul è riconosciuto come lingua ufficiale regionale, e a San Paolo del Brasile è diffuso non ufficialmente)
  •  Eritrea (lingua coufficiale de facto, amministrativa e commerciale, per ragioni storiche, al pari dell'inglese, dopo arabo e tigrino)
  •  Malta (lingua ufficiale fino al 1934; acquisita come lingua straniera, soprattutto per il commercio e il turismo, dall'84% della popolazione, e insegnata come prima o seconda lingua straniera obbligatoria in tutte le scuole)
  •  Somalia (lingua ufficiale fino al 1963, oggi è lingua amministrativa e commerciale[senza fonte])
L'italiano come altra lingua parlata:[52]
  •  Argentina (lingua minoritaria di peso, la seconda dopo lo spagnolo)
  •  Costa Rica (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Australia (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana)
  •  Belgio (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Bosnia ed Erzegovina (parlato da profughi in Italia durante la guerra di Jugoslavia e da persone lavoranti nella cooperazione[senza fonte])
  •  Canada (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Cile (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Cuba (lingua utilizzata per il turismo italiano)
  •  Francia (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana, conosciuto per motivi commerciali nelle aree più vicine all'Italia)
  •  Germania (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana, conosciuto anche per motivi commerciali)
  •  Grecia (Utilizzato per motivi commerciali)
  •  Israele (parlato per lo più da ebrei italiani[senza fonte])
  •  Libia (lingua ufficiale fino al 1943; ora lingua commerciale)
  •  Liechtenstein (vicino al confine con la Svizzera, la seconda dopo il tedesco)
  •  Lussemburgo (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Macedonia (seconda lingua più diffusa dopo l'inglese[53][54])
  •  Monaco (lingua ufficiale fino al 1860; lingua straniera più conosciuta e turistica e parlato come seconda lingua dopo il francese da comunità consistenti)
  •  Montenegro (lingua straniera più conosciuta e insegnata nelle scuole)
  •  Paraguay (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Perù (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Regno Unito (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana, conosciuto anche per motivi commerciali)
  •  Romania
  •  Stati Uniti (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana, in particolare negli stati di New York e New Jersey)
  •  Sudafrica (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana[senza fonte])
  •  Tunisia
  •  Uruguay (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana, lingua più studiata nelle scuole dopo il portoghese)
  •  Venezuela (parlato dai discendenti dell'emigrazione italiana)

Cittadini italiani residenti all'estero

In base ai dati dell'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) pubblicati dal Ministero dell'Interno,[55] aggiornato al 2012, risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti all'estero; queste cifre indicano solo i cittadini italiani residenti e non tutti gli italofoni presenti nei diversi Paesi:

In totale, i cittadini italiani all'estero sono 4.341.156; in particolare, 2.365.170 in Europa, 400.214 in Nord e Centro America, 1.338.172 in Sud America, 56.366 in Africa, 45.006 in Asia e 136.228 in Oceania.

Gli iscritti all'AIRE “provengono da residenze anagrafiche in Italia ed erano quindi precedentemente iscritti anagraficamente presso comuni italiani”[56], e sono quindi spesso in grado di parlare italiano. Tuttavia, alcuni di loro “non sono mai stati scolarizzati in italiano né hanno mai parlato la (…) lingua in contesti formali e non, non avendo neanche appreso l'italiano in famiglia”[56]. Per questo motivo Barbara Turchetta ritiene che “sebbene il numero di cittadini italiani residenti all'estero si avvicini a quello degli italofoni all'estero, esso è certamente in eccesso rispetto a quest'ultimo”[56].

Discendenti di emigrati italiani

Le stime sul numero di discendenti di emigrati italiani all'estero arrivano fino a un massimo di 80 milioni di persone[57]. Tuttavia, “degli oltre 25.000.000 Italiani emigrati tra il 1876 e il 1976 appena 7.000.000 circa possono considerarsi espatriati in maniera definitiva; il resto si limitò a un soggiorno variabilmente lungo all'estero prima di un ritorno definitivo in patria”[58].

Nelle comunità stabili di italiani all'estero la lingua nazionale è comunque usata relativamente di rado. Nel primo rapporto organico sulla diffusione dell'italiano nel mondo, la storia dell'uso della lingua italiana all'estero è stata in effetti descritta come quella di “un grande naufragio”[59]: tuttavia, i cittadini di altri Paesi che dichiarano di avere come lingua madre l'italiano sono complessivamente stimabili in due o tre milioni di persone[59].

L'italiano come lingua straniera

L'italiano come lingua straniera (LS) è l'italiano insegnato fuori d'Italia ad apprendenti di madrelingua non italiana. Alla fine degli anni settanta, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana commissionò a Ignazio Baldelli la prima indagine sui motivi che spingevano il pubblico degli apprendenti italiano LS a studiare l'italiano. L'italiano appare studiato soprattutto per due ragioni: il prestigio della cultura italiana o un'ascendenza familiare italiana. Sempre in base all'indagine di Baldelli, furono stimati più di 700.000 apprendenti stranieri, donne per i due terzi: del totale, il 70% è di studenti, nei restanti casi soprattutto di impiegati.[60]

Il 21 e 22 ottobre 2014 si sono svolti a Firenze, su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri italiano, i primi "Stati generali della lingua italiana nel mondo", per fare il punto sulla situazione presente e definire strategie future per la diffusione della lingua a livello globale. Il libro bianco "L'italiano nel mondo che cambia", realizzato in seguito all'evento, stima in oltre 1 milione gli studenti d'italiano all'estero, maggiormente in Germania (244.000), Australia (203.000) e Stati Uniti (145.000)[61]. I successivi Stati generali si sono tenuti il 17 e 18 ottobre 2016, sempre a Firenze.[62][63]

Enti di promozione della lingua italiana nel mondo

Istituti Italiani di Cultura

Il Ministero per gli Affari Esteri, attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, assicura la promozione della lingua italiana all'estero grazie a corsi di lingua e cultura italiana. Ogni anno, nel mese di ottobre, ha luogo la Settimana della lingua italiana nel mondo[64].

Società Dante Alighieri

La Società Dante Alighieri nasce nel 1889 grazie a un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci e viene eretta Ente Morale con R. Decreto del 18 luglio 1893, n. 347: con d.l. n. 186 del 27 luglio 2004 è assimilata, per struttura e finalità, alle ONLUS. Il suo scopo primario, come recita l'articolo 1 dello Statuto sociale, è quello di “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana”. Per il conseguimento di queste finalità, la “Dante Alighieri” si è affidata e si affida tuttora all'aiuto costante e generoso di oltre 500 Comitati, di cui più di 400 attivi in Africa, America, Europa, Asia e Oceania.

Comunità Radiotelevisiva Italofona

Costituita il 3 aprile 1985 quale collaborazione istituzionale tra radiotelevisioni di servizio pubblico – Rai, Rtsi, TV Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino Rtv – la Comunità radiotelevisiva italofona nasce come strumento di valorizzazione della lingua italiana. La sua struttura articolata può essere illustrata da uno schema in tre cerchi: il primo cerchio è formato dai soci fondatori; il secondo comprende tutti i media “osservatori”, registrati; il terzo cerchio, infine, include gli “amici”, cioè quel quadro ambientale che favorisce l'humus di crescita della Comunità.

Quotidiani in lingua italiana

Tra i diversi quotidiani in lingua italiana editi in Paesi dove l'italiano non è lingua ufficiale nazionale, si citano:

Lingue in Italia e dialetti dell'italiano

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Italiano regionale, lingue parlate in Italia e italiano popolare.
Mappa delle lingue e dei cosiddetti "dialetti" in Italia

In Italia pressoché tutti gli idiomi parlati insieme all'italiano sono chiamati dialetti italiani. Questa definizione è tuttavia vaga e controversa.

Esistono dialetti che condividono con l'italiano una forte somiglianza tipologica, la condivisione di tratti fonetici e la mutua intelligibilità. Questi sono i dialetti toscani e i dialetti mediani. Il corso, da un punto di vista strettamente tipologico è assimilabile ad un dialetto dell'italiano. Tuttavia, a causa dell'influenza culturale e politica francese, si considera totalmente emancipato dal contesto dialettale italiano, ed è quindi considerato lingua a sé.[3]

Assieme alle lingue autoctone che si associano all'italiano per prossimità tipologica, vi sono altri dialetti che discendono dall'impianto dell'italiano standard nelle regioni in cui non era parlato. Tali dialetti si sono sviluppati in seguito alla diffusione massiccia della lingua ufficiale, a partire dall'Ottocento e ancor più dal Novecento. Si tratta di accenti che l'italiano ha assunto presso le comunità in cui è tuttora praticata diglossia con la lingua locale, oppure di più complesse flessioni, che raccolgono elementi residuali lasciati dalla lingua originale di quei luoghi, la cui estinzione va al passo con il processo di deriva linguistica. Solo quest'ultima categoria di accenti e flessioni si può associare allo stereotipo del dialetto come un parlare italiano corrotto; si tratta di una profonda inesattezza quando lo si associa invece a parlate native che semmai sono forme corrotte della lingua latina, e non costituiscono quindi la corruzione di una variante standard corrente.

La variazione dell'italiano viene distinta socialmente (italiano popolare) e geograficamente (italiani regionali)[65].

Si tratta quindi di chiamare dialetti italiani solo le variazioni del tipo linguistico italiano, in base alle collocazioni geografiche e sociali, e le parlate native prossime all'italiano standard. Sul territorio italiano quindi sono stati individuati altri tipi linguistici oltre al tipo italiano, i quali sono composti a loro volta da dialetti, che tuttavia non sono italiani, poiché derivano direttamente dal latino e hanno sviluppato l'autonomia del loro tipo linguistico, a prescindere dalla più o meno marcata coesione interna. Ciascun tipo autonomo rispetto all'italiano e rispetto agli altri tipi è considerato una lingua romanza a tutti gli effetti, ed è separata dal dominio dell'italiano.[66]

Per quanto riguarda il riconoscimento, le lingue non-romanze sono facilmente distinguibili, mentre le altre sono generalmente in continuum con il sistema romanzo compreso nel territorio italiano. Le lingue romanze riconosciute dallo stato italiano nella loro autonomia sono sardo, catalano, francese, occitano, francoprovenzale, friulano e ladino. Queste vengono chiamate lingue minoritarie ai sensi della legge 482/99, perché si considera che facciano riferimento a modelli romanzi esterni allo Stato italiano (come francese, catalano, occitano e francoprovenzale), o perché si considera che abbiano avuto poca o nessuna parte nella formazione della koinè italiana (come sardo, friulano e ladino).

Le altre lingue non sono riconosciute dallo Stato: piemontese, lombardo, ligure, veneto, emiliano-romagnolo, napoletano-pugliese, siciliano. I motivi per cui queste lingue non sono riconosciute, sebbene non siano italiano, è che si considera che abbiano partecipato in qualche misura alla formazione della koiné italiana[senza fonte].

Tutela della lingua italiana

La lingua italiana è priva di organismi ufficiali di normazione. Nonostante vi siano numerose istituzioni dedicate al suo studio ed alla sua promozione, nessuna di queste è ufficialmente deputata all'elaborazione attiva di regole linguistiche, per esempio una grammatica normativa, sul modello della Real Academia Española, dell'Académie française, delle accademie portoghesi (lusitana e brasiliana) o altre. Non vi sono nemmeno organismi linguistici semi-ufficiali, sul modello svedese[67]. A differenza di questi e altri Paesi, inoltre, non si trovano riferimenti alla lingua italiana nei principi fondamentali della Costituzione nazionale[68] della Repubblica italiana: l'unico riferimento esplicito in una norma costituzionale è presente nell'articolo 99 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige (ex DPR n. 670 del 31 agosto 1972), a cui si aggiungono riferimenti normativi di fonti subordinate (codici di procedura civile e penale ed articolo 1 della Legge n. 482 del 15 dicembre 1999)[69].

Accademia della Crusca

L'Accademia della Crusca si propone lo scopo, espresso nell'articolo 1 del suo statuto, di "sostenere la lingua italiana, nel suo valore storico di fondamento dell’identità nazionale, e di promuoverne lo studio e la conoscenza in Italia e all’estero"[70]. È inoltre membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).
Come evidenziato nello statuto, l'accademia si occupa di promuovere lo studio della lingua italiana a fini storico-linguistici, lessicografici ed etimologici. L'attività scientifica dell'Accademia si svolge in tre campi principali:

  1. il Centro studi di filologia italiana, che promuove lo studio e l'edizione critica degli antichi testi e degli scrittori italiani;
  2. il Centro di studi di lessicografia italiana, che si occupa di studi sul lessico italiano e della compilazione di opere lessicografiche;
  3. il Centro di studi di grammatica italiana, addetto allo studio della grammatica storica, descrittiva e normativa della lingua italiana.
  4. il gruppo Incipit, osservatorio sui neologismi e forestierismi incipienti[71].

Opera del Vocabolario Italiano

L'Opera del Vocabolario Italiano è l'istituto del CNR che ha il compito di elaborare il Vocabolario Storico Italiano. È membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).

Premi Nobel per la letteratura di lingua italiana

Note

  1. ^ Italian, su Ethnologue. URL consultato il 9 agosto 2015.
  2. ^ France, su Ethnologue.
  3. ^ Lewis, M. Paul (a cura di), 2009. Ethnologue: Languages of the World, sedicesima edizione. Dallas, Tex.: SIL International. Citato dalla versione online http://www.ethnologue.com/ [1] (per l'italiano: [2]).
  4. ^ Statistica Ethnologue 2009, ethnologue.com. URL consultato il 30 giugno 2013.
  5. ^ La trascrizione fonemica (tra barre oblique) non prevede che sia segnalata la lunghezza della vocale ([ː]); quella fonetica (tra parentesi quadre: [itaˈljaːno]) sì.
  6. ^ Vittorio Coletti, Storia della lingua, su Enciclopedia dell'Italiano Treccani, 2011. URL consultato il 22 maggio 2017.
  7. ^ Italian | Ethnologue
  8. ^ Commissione europea, Eurobarometers - European and their languages (PDF), in Eurobarometro, 2006. URL consultato il 21 giugno 2016.
  9. ^ Questo ruolo non gli è affidato direttamente dalla Costituzione, ma dalla legge ordinaria (art. 1 l. 15 dicembre 1999 n. 482). Cfr. Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  10. ^ Benvenuti Zanichelli - Intercultura blog - Lingua italiana e intercultura » Blog Archive » La lingua italiana
  11. ^ Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  12. ^ (EN) What are the Most Studied Languages in the World?, in Apps to quickly learn Spanish, French, Italian, German, Portuguese on iPhone, iPad and Android - MosaLingua, 24 dicembre 2015. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  13. ^ a b Villa, cit., p. 7.
  14. ^ a b Villa, cit., p. 9.
  15. ^ Il ruolo del fiorentino trecentesco nella formazione dell'italiano è tanto importante che in alcuni casi gli storici della lingua descrivono questa fase già come "italiano antico" e non come "volgare fiorentino". In particolare, sceglie questa soluzione fin dal titolo la Grammatica dell'italiano antico a cura di Giampaolo Salvi e Lorenzo Renzi (Bologna, il Mulino, 2010), che «descrive il fiorentino del Duecento, prima fase documentata della lingua italiana, e dei primi del Trecento» (p. 7).
  16. ^ Arrigo Castellani, Nuovi testi fiorentini del Dugento, Firenze, Sansoni, 1952, vol. 1, pp. 21-34.
  17. ^ Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, Firenze, Sansoni, 1960, p. 303.
  18. ^ toscano in Vocabolario - Treccani
  19. ^ Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, Bari, Laterza, 1963, seconda edizione 1970, p. 43.
  20. ^ Arrigo Castellani, Quanti erano gli italofoni nel 1861?, "Studi linguistici italiani" 8, 1982, pp. 3-26.
  21. ^ a b Gilles Pécout, Roberto Balzani, Il lungo Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea, pag. 242, Pearson Italia S.p.a., 1999.
  22. ^ Espressione utilizzata dal Manzoni nell'introduzione alla sua ultima stesura de I promessi sposi, a indicare il suo intento di ripulire il proprio linguaggio dalle forme dialettiali e provinciali.
  23. ^ Angelo de Gubernatis, Alessandro Manzoni: studio biografico pp. 225-227, Le Monnier, 1879.
  24. ^ La questione della lingua e la proposta di Manzoni.
  25. ^ Allofono di /n/ davanti a /f/ e /v/.
  26. ^ Allofono di /n/ davanti a /k/ e /g/.
  27. ^ Allofoni rispettivamente di /k/ e /g/ davanti a /i/, /e/, /ɛ/.
  28. ^ Solo in prestiti linguistici
  29. ^ Allofono di /r/ tra vocali; davanti a /j/ e /w/.
  30. ^ Indagine multiscopo La lingua italiana, i dialetti, le lingue straniere, Roma, ISTAT, 2007, Tavola 1, p. 2.
  31. ^ Gaetano Berruto, voce Sociolinguistica, in Enciclopedia dell'italiano, a cura di Raffaele Simone, Roma, Treccani, 2011, pp. 1370-1375, p. 1372.
  32. ^ (EN) Ethnologue: lingua italiana.
  33. ^ Commissione europea, Eurobarometers - European and their languages (PDF), in Eurobarometro, 2006. URL consultato il 19 agosto 2013.
  34. ^ Commissione europea, European and their languages-Report 2012 (PDF), in Eurobarometro, 2012. URL consultato il 19 agosto 2013.
  35. ^ Sintesi riportata in Mari D'Agostino, Sociolinguistica dell'Italia contemporanea, Bologna, il Mulino, 2007, p. 58. Documento completo nel sito ISTAT.
  36. ^ Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 1987, pp. 19-27.
  37. ^ Carta costituzionale, art. 7.
  38. ^ Statistiche federali sintetiche
  39. ^ Statistiche federali analitiche
  40. ^ Di identici diritti gode la comunità nazionale autoctona magiara
  41. ^ a b Università degli Studi di Milano. Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici., La Costituzione della Repubblica di Slovenia in lingua italiana (PDF), in Osservatorio sul Diritto Pubblico dei Paesi dell'Europa Centro-Orientale (DIPEO), nº 22, 2013, pp. 51-56. URL consultato il 1º giugno 2013.
  42. ^ Cfr. "Lo statuto giuridico della lingua italiana in Europa" di L.Panzeri, Ed. Giuffré 2011, alle pp. 74-75.
  43. ^ E si apre di default in inglese.
  44. ^ CIA World Factbook
  45. ^ L'aménagement linguistique dans le monde
  46. ^ Statuto della regione istriana: artt. 6, 21, 22, 23, 24, 25,
  47. ^ Censimento linguistico federale 2013: Popolazione residente permanente di 15 anni e più secondo le lingue principali
  48. ^ name="Scheda su Ethnologue"
  49. ^ Convegno ASILS: la lingua italiana in Europa e nel mondo, 5 maggio 2011.
  50. ^ Ethnologue Statistical Summaries
  51. ^ Mappa degli italofoni nel mondo
  52. ^ a b Ethnologue report for language code: ita
  53. ^ Ambasciata d'Italia a Skopje, Ufficio culturale.
  54. ^ L'italiano a Skopje. Intervista a Anastasija Gjurcinova. Bollettino Itals Novembre 2005
  55. ^ Ministero dell'Interno - AIRE
  56. ^ a b c Turchetta 2005, p. 13
  57. ^ Statistiche dell'emigrazione italiana secondo la Chiesa cattolica
  58. ^ Turchetta 2005, p. 4
  59. ^ a b Baldelli 1987.
  60. ^ Pierangela Diadori, Massimo Palermo e Donatella Troncarelli, Manuale di didattica dell'italiano L2, Guerra Edizioni, Perugia, 2009, ISBN 978-88-557-0194-5, p. 23.
  61. ^ L'italiano nel mondo che cambia. Stati generali della lingua italiana nel mondo Ministero degli Affari Esteri, Firenze 21-22 ottobre 2014
  62. ^ Firenze si candida ad ospitare i prossimi Stati Generali nel 2016
  63. ^ ASILS si prepara agli Stati Generali 2016
  64. ^ La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, esteri.it. URL consultato il 26 settembre 2014.
  65. ^ Carla Marcato, Dialetto, Dialetti, Italiano. Bologna: Il Mulino, 2002.
  66. ^ Roberto Bolognesi, Matteo Incerti, Le Lingue parlate nel territorio dello Stato italiano, homolaicus.com.
  67. ^ Concilio della lingua svedese-Språkrådet, Sito ufficiale (svedese)
  68. ^ Costituzione della Repubblica Italiana
  69. ^ Testo della legge 482.1999
  70. ^ Statuto dell'Accademia | Accademia della Crusca, su www.accademiadellacrusca.it. URL consultato il 17 agosto 2016.
  71. ^ Accademia della Crusca: gruppo Incipit, osservatorio sui neologismi e forestierismi incipienti.

Bibliografia

La lingua italiana è l'oggetto dell'Enciclopedia dell'italiano curata da Raffaele Simone, Roma, Treccani, 2010.

La più nota grammatica moderna dell'italiano è la Grammatica italiana: italiano comune e lingua letteraria di Luca Serianni, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Torino, UTET, 1988. L'edizione minore della stessa grammatica è pubblicata come Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, Milano, Garzanti, 1997.

Per una descrizione dell'italiano contemporaneo un importante punto di riferimento è: Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 1987.

Altri testi

  • Baldelli, Ignazio (a cura di). 1987. La lingua italiana nel mondo: indagine sulle motivazioni allo studio dell'italiano. Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  • Claudio Giovanardi e Pietro Trifone, L'italiano nel mondo, Roma, Carocci, 2012.
  • Rogers, Derek, D'Arcangeli, Luciana. 2004. Illustrations of the IPA: Italian. In: Journal of the International Phonetics Association. Cambridge, Cambridge University Press, pp. 117–121.
  • Turchetta, Barbara. 2005. Il mondo in italiano: varietà e usi internazionali della lingua. Roma-Bari, Laterza. ISBN 88-420-7706-2.
  • Villa, Franco. 1991. Nuovo maiorum sermo. Torino, Paravia. ISBN 88-395-0170-3.
  • Massimo Palermo. 2015. Linguistica italiana. Bologna, Il Mulino. ISBN 9788815258847.

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